Daniela GiustIo, Daniela Giust

Sono nata a Pordenone nel 1958, in una famiglia di qui: mia madre era nata a Cordenons, mio padre a Pordenone, in una famiglia stabile in città ormai da moltissimi anni.

Conservo bellissimi ricordi della mia infanzia e della città in quegli anni. Da piccola ho avuto il privilegio di correre in bicicletta con le amiche, dappertutto e in assoluta libertà. Arrivavo a casa per cena con le ginocchia sbucciate e mia mamma non mi chiedeva dove ero stata e che cosa fosse successo. La casa era un porto sicuro, i rapporti con i miei genitori ed i miei fratelli Ugo e AnnaMaria sinceri, divertenti, a volte dispettosi, come si usa tra fratelli.

Mi piaceva tanto giocare a pallavolo, ma ero una schiappa, sempre in panchina…

Alcune delle cose belle della Pordenone della mia infanzia sono rimaste: è piena di verde, di acqua, vivibile come allora.

Sono molto legata a Cordenons non solo perché era il paese della mamma e fin da bambina ci andavo spesso, ma anche perché lì ho vissuto molti anni della mia vita matrimoniale, prima di separarmi.

I miei figli si chiamano Marco e Stefania. Sono fondamentali nella mia vita, abbiamo un legame stretto e affettuoso. Come tanti altri giovani, hanno scelto di lavorare e studiare all’estero. Vivono in Francia e Spagna e per me è importante andarli a trovare, sentirli, seguirli.

Quand’ero giovane non c’era bisogno di andarsene così lontano. Ho fatto le scuole superiori a Pordenone e per frequentare l’Università e laurearmi in Filosofia e Storia mi bastò Padova .

Insegnare è stata sempre la mia passione. Ho cominciato alle scuole medie di Pasiano, ora insegno Italiano e Storia all’Istituto “Federico Flora” di Torre di Pordenone.

Penso che la formazione e lo studio, nella vita di una persona, non si debbano interrompere mai. Qualche anno fa ho sentito il bisogno di riprendere a studiare ed ho conseguito un Master in “Counselling educativo” all’Università di Venezia: un bell’allenamento alla relazione con le persone.

A me è sempre piaciuta la politica. In casa l’ho respirata fin da piccola e mi è rimasta dentro. Ma non l’ho mai trasformata in un mestiere: non ho chiesto reddito e potere alla politica, ho vissuto sempre e solo col mio lavoro di insegnante.

Mi sono iscritta al Partito Democratico fin da quando è nato, nel 2007. Volevo che diventasse un grande partito riformista europeo, capace di unire il centrosinistra e di dargli un forte stimolo culturale e politico. Credo e spero che ce la faremo.

Fino a non molti mesi fa, per me “far politica” significava leggere molto, studiare, ascoltare, formarmi un’opinione a ragion veduta, imparare ascoltando. Il mio interesse si è sempre concentrato sulla nostra comunità locale e provinciale. Secondo me la democrazia nasce e cresce sul territorio, nell’affrontare problemi concreti delle persone, delle famiglie, delle comunità locali.

Ora ho l’opportunità di impegnarmi molto per la mia città, per Pordenone.

Se, come spero, avrò la fiducia dei cittadini, io non cambierò, resterò la Daniela Giust che i miei amici conoscono, perché non so fare a meno delle amicizie belle e delle relazioni con le persone. Assaporo il contatto con gli altri, con le persone più diverse. Imparo dalle loro storie, dal loro modo di essere.

Mi piace moltissimo viaggiare. Ho visitato molto dell’Europa e adoro il sud dell’Italia, i paesaggi, il clima, la gente, le spiagge. Amo stare al sole, camminare, respirare aria buona.

Mi piace anche cucinare e mangiare: trovo la cucina friulana deliziosa, ma l’enorme varietà di opportunità offerta dalla gastronomia regionale italiana non finisce ancora di stupirmi. E mi piace bere, ogni tanto, un buon bicchiere di vino.

Se sarò Sindaco, continuerò a coltivare la mia passione per la lettura di quotidiani, riviste, libri, sia romanzi che saggi. E continuerò ad ascoltare tanto, come ho sempre fatto. Anche musica, che è una grande passione della mia vita: ho un debole per il jazz e il blues. Mi piacciono anche i cantautori italiani, non solo i “vecchi”, anche quelli che si sono fatti conoscere negli ultimi anni e che piacciono ai giovani di oggi. Parlano della loro condizione ed è molto interessante ascoltare. Ma Sting, Springsteen e gli U2 restano per me dei miti. Continuerei ad andare al cinema coi miei amici, anche se temo un po’ meno di quanto non faccio ora.

Se mi chiedete perché desidero diventare Sindaco, vi dico che Pordenone mi è sempre piaciuta. Oggi la nostra città ha bisogno di credere di più in se stessa e nelle sue enormi potenzialità ed energie. Penso che dovrebbe ingentilirsi, desidero aiutarla a ritrovare un sorriso, per accogliere come succedeva negli anni della mia giovinezza, quando le fabbriche portavano qui persone diversissime dai friulani ed i veneti. Penso anche che la città debba rimanere una città di lavoratori, di persone talvolta schive, sempre perbene. La mia Pordenone non vuole essere e non sarà una città decadente e smorta.

Se invece mi chiedete come farò il Sindaco, vi dico che resterò me stessa e passerò molto tempo ad ascoltarvi, tutti, anche quelli che non mi avranno votato. Secondo me è questo l’unico modo buono che hanno i sindaci per governare: ascoltare, dialogare, proporre decisioni al Consiglio comunale. Io mi impegno a fare così.

Nelle prossime settimane, assieme alla coalizione di forze che mi sostiene, presenterò una proposta di programma, realistica e aperta all’apporto delle idee dei cittadini. Conterrà gli impegni che mi assumerò per far ripartire, con l’aiuto di tutti, la città ed il territorio della destra Tagliamento.