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Pordenone diventerà sempre di più una città che educa alla salute, col rafforzamento dei servizi sanitari territoriali (assistenza domiciliare sociale, infermieristica e riabilitativa; consultori; neuropsichiatria infantile; salute mentale; dipendenze; prevenzione). La prevenzione dalla prima infanzia fino alla vecchiaia sarà l’impegno costante della prossima amministrazione, convinti che sia necessario e urgente un rovesciamento di prospettiva: dall’assistenzialismo alla presa in carico di se stessi, in un’ottica di qualità della vita basata su salute e benessere.
Una priorità, visto che a Pordenone una persona su quattro fuma, una su tre eccede con l’acol, il 40% è sovrappeso, il 10% obeso.

Ma la nostra città è anche una realtà dove l’ospedale offre ogni anno 4.200.000 esami di laboratorio, 700.000 prestazioni ambulatoriali, 18.000 interventi chirurgici e 17.500 interventi del 118.

In una società che si sta evolvendo rapidamente, bisogna pensare a un nuovo modo di offrire cure ai cittadini. Per questo rafforzeremo l’assistenza domiciliare e di quartiere, in particolare per quanto riguarda le malattie croniche.
L’età media della nostra città si è alzata, e quindi le cure di prossimità diventano sempre più importanti.

Ci aspetta un grande cambiamento, e per questo seguiremo attentamente la costruzione del nuovo ospedale: non solo dei muri ma anche dei contenuti che verranno messi in questa struttura che Pordenone tanto ha voluto. Contenuti che daranno realtà e senso alla riqualificazione dell’offerta medica ospedaliera. Seguiremo attentamente la realizzazione della Cittadella della Salute, perché lì ci andranno i nostri servizi sociali che troveranno concretamente una collocazione coordinata di alta qualità.

Abbiamo già avviato un rapporto con la Regione, perché tutto prosegua nel modo migliore. A oggi, l’assessore alla Sanità Maria Sandra Telesca, ha confermato che il progetto sta avanzando secondo i tempi dettati dalla tabella di marcia, e stanno iniziando gli accantonamenti per le attrezzature, gli arredi e le tecnologie che andranno a completare l’ospedale fra tre anni.

Vogliamo che il CRO mantenga il ruolo guida regionale di Eccellenza di prevenzione e diagnosi precoce, di cura e di ricerca scientifica che si è accreditato fin dal 1984, anno della sua fondazione, e che continui a essere fiore all’occhiello a livello nazionale.
Il Campus che prossimamente verrà inaugurato diventerà la sede di convegni di respiro anche internazionale.

Sarà un nostro impegno sostenere un adeguato ed omogeneo sistema pubblico di cure primarie domiciliari, sanitarie e sociosanitarie, come l’ordinaria modalità assistenziale da garantire alle persone parzialmente o totalmente non autosufficienti ed alle loro famiglie previa valutazione, presa in carico integrata e definizione del progetto personalizzato di assistenza da parte del distretto sanitario.
Lavoreremo anche nel campo delle disabilità gravi, progettando forme innovative di domiciliarità “dopo di noi”.

Riteniamo realistico e intendiamo attivare nella nostra città, anche con la modalità di progetto pilota, i Centri di Assistenza Primaria, con infermiere e assistente sociale di quartiere.
Con una misura di questo tipo si potrà limitare il numero di accessi al pronto soccorso, garantendo così una maggior efficienza dei servizi di emergenza.

Pordenone, una città che pensa alla salute